Metabolismo, sovrappeso e infiammazione

Sindrome metabolica, sovrappeso, alterazioni tiroidee e iperglicemia sono connessi anche alla infiammazione a bassa intensità, e si è scoperto negli ultimi anni che il BAFF (sostanza infiammatoria che si può misurare attraverso specifici test di screening) è coinvolto anche in malattie metaboliche e infiammatorie come le dislipidemie (alterazioni di colesterolo e trigliceridi) e l’aterosclerosi (o arteriosclerosi, come molti la chiamano) e quindi con tutte la patologie che ne derivano.

Mentre una quindicina di anni fa si pensava al BAFF (B Cell Activating Factor) solo come attivatore di malattie autoimmuni e infiammatorie, la progressione del pensiero scientifico e delle ricerche cliniche ha aiutato a capire la sua profonda correlazione con la maggior parte delle malattie metaboliche, coinvolgendo il suo studio in tutte le malattie e i disturbi che coinvolgono anche il metabolismo degli zuccheri. 

Fin dal 2012 sono state identificate le prime correlazioni tra livelli di BAFF e obesità, scoprendo ad esempio che se il BAFF è più elevato si è più predisposti a sviluppare grasso viscerale di altri (Bienertova-Vasku J et al, Centr Eur J Med, now Open Medicine, Volume 7, Issue 3, June 2012). Questo significa che riducendo il BAFF attraverso una scelta dietetica personalizzata che riduca l’infiammazione correlata al cibo, si avrà una migliore sensibilità insulinica e la risposta alla introduzione di calorie sarà più orientata al consumo che all’accumulo.

Si è poi visto che il BAFF costituisce un vero e proprio ponte di collegamento tra l’infiammazione e il metabolismo, svolgendo un ruolo primario nel mantenimento della resistenza insulinica e nell’infiammazione del tessuto adiposo, situazione associata alla sindrome metabolica come documentato da Kim e Do nel 2015 (Kim DH et al, 2015 Experimental & Molecular Medicine ,47(1), e129). Quando una dieta genera ingrassamento, si può rilevare un significativo aumento dei livelli di BAFF nel siero e nel tessuto adiposo viscerale.

Un BAFF elevato altera anche il metabolismo degli zuccheri, induce resistenza insulinica e facilita l’accumulo di peso inutile. Abbassare il BAFF aiuta a ottimizzare il metabolismo e facilita il dimagrimento.

Un altro ricercatore coreano, omonimo dell’appena segnalato Kim, aveva già confermato, nel 2013, che BAFF è un modulatore e regolatore delle adipochine e che questa molecola rappresenta il possibile mediatore tra adipociti e cellule infiammatorie (Kim MY et al, Exp Mol Med. 2013 Jan 10;45:e4. doi: 10.1038/emm.2013.4).

Per controllare il progressivo aumento di peso si devono mettere in atto i provvedimenti più adatti per riportare all’equilibrio non solo il peso in valore assoluto (se si perde muscolo non serve proprio a nulla), ma anche il corretto rapporto tra massa grassa e massa magra.

Per questo, nel centro SMA in cui lavoro, quando affrontiamo il sovrappeso e la sindrome metabolica attraverso specifici percorsi terapeutici, dedichiamo sempre una attenzione personalizzata al quadro infiammatorio dovuto agli alimenti e alla misura del BAFF (attraverso i test di GEK Lab) perché la risposta clinica non sia quella del semplice calo di peso ma quello di una vera perdita di massa grassa con riattivazione del metabolismo.

Insieme alla attività fisica e alla modalità alimentare più corretta, la misurazione del livello di infiammazione e lo studio del profilo alimentare personale consentiranno, seguendo un piano nutrizionale personalizzato, di ridurre l’acqua extracellulare (sgonfiandosi) e di aumentare il consumo delle calorie introdotte riducendo l’accumulo della massa grassa in eccesso. 

Dal 2017 sappiamo con certezza scientifica che la glicazione è coinvolta nei processi infiammatori, ma ora si è scoperto appunto che anche il BAFF, che noi misuriamo e conosciamo da anni come modulatore della risposta immunitaria autoimmune, possiede azioni di tipo metabolico che vanno a sovrapporsi agli effetti della glicazione.

Una serie di lavori recenti ha aiutato a capire che anche in alcune malattie autoimmuni (ad esempio la sindrome di Sjögren o il Lupus), le persone che hanno un BAFF più elevato evidenziano, in misura maggiore delle persone che hanno la stessa malattia ma livelli minori di BAFF, indice di massa corporea più elevato (sono più grassi), evidenza di sindrome metabolica, maggiore alterazione di colesterolo e trigliceridi e maggiore resistenza insulinica (Augusto KL et al, Clin Rheumatol. 2016 Mar;35(3):639-47. doi: 10.1007/s10067-015-3072-1. Epub 2015 Sep 14.PMID: 26370103).

Si arriva addirittura a ipotizzare, nello studio pubblicato su Autoimmunity reviews nel 2018, che il trattamento farmacologico dei livelli elevati di BAFF possa essere la chiave di volta nel trattamento dei processi di aterosclerosi presenti nella popolazione (Suciu CF, et al. Autoimmun Rev. 2018. PMID: 29425936 Review). In pratica, in accordo con gli autori del lavoro, riducendo il BAFF si potrebbero ridurre farmacologicamente Alzheimer, infarti cardiaci, ipertensione altre patologie correlate ai grassi nel sangue e alle alterazioni del metabolismo. Noi preferiamo arrivarci attraverso la medicina di precisione e l’alimentazione personalizzata.

In effetti si sta evidenziando sempre di più la relazione reciproca tra infiammazione immunologica e zuccheri. Cioè tra infiammazione da zuccheri (glicazione) e infiammazione da alimenti (BAFF elevato), e si tratta di una relazione che si crea anche in senso inverso.

I processi di glicazione possono a loro volta stimolare una reazione autoimmune, come pubblicato su Circulation nel marzo 2020 da un gruppo di ricercatori della Harvard Medical School (Sousa GR et al, Circulation. 2020 Mar 31;141(13):1107-1109. Epub 2020 Mar 30). Secondo gli autori, le persone infartuate possono avere delle complicanze di tipo immunologico o infiammatorio in virtù di una attivazione del BAFF indotta dalla presenza di fattori di glicazione elevati. Questo porterebbe alla necessità di controllare la glicazione sia per la prevenzione che per il trattamento delle ischemie cardiache. 

Ed ecco perché sul piano pratico, la lettura dei fenomeni infiammatori da zuccheri e da alimenti, che consente l’applicazione personalizzata di un piano nutrizionale, diiventa un fattore determinante per il controllo delle malattie metaboliche e delle malattie infiammatorie su base immunologica, cioè praticamente della maggior parte delle patologie croniche attualmente diffuse nel mondo.